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Giuseppe Zamberletti, “l’architetto” della protezione civile

29 gennaio 2019

Giuseppe Zamberletti, un ritrattoGiuseppe Zamberletti ricopre il primo incarico di Ministro senza portafoglio per il Coordinamento della Protezione Civile, e una grande intuizione guida il suo lavoro: la protezione civile è una materia complessa e come tale deve essere gestita. Non si può più ragionare in base alle competenze delle singole amministrazioni. Occorre pensare per temi, lavorare per “funzioni”.

Le specializzazioni, le intelligenze, le singole esperienze professionali confluiscono così nei primi tavoli di coordinamento. Zamberletti getta le fondamenta del moderno Sistema di protezione civile. Dagli anni Ottanta ad oggi, è l’andamento crisi-opportunità a battere il tempo, a segnare il passaggio da una filiera unica dell’emergenza alla definizione dell’intelaiatura di un sistema complesso.

Nel percorso storico che porta alla nascita del Sistema di protezione civile, anche la tragedia di Vermicino ha segnato una tappa importante per la presa di coscienza dei limiti del sistema dei soccorsi e della necessità di un maggior coordinamento delle forze coinvolte nella gestione di un’emergenza.

Questa e altre emergenze, prima tra tutte il terremoto dell’Irpinia, hanno alimentato quel dibattito civile e culturale che ha avuto il merito di portare al superamento del vecchio assetto operativo della protezione civile, con la istituzione, nel 1982, del Ministro senza portafoglio per il Coordinamento della Protezione Civile e del Dipartimento della Protezione Civile, istituito nell’ambito della Presidenza del Consiglio con a capo Elveno Pastorelli.

Giuseppe Zamberletti ricopre il primo incarico di Ministro senza portafoglio per il Coordinamento della Protezione Civile ed è, di fatto, il padre fondatore della moderna protezione civile italiana. Al suo fianco operano figure chiave per la nascita del Sistema, come il Prefetto Sandro Giomi, dirigente del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

A Zamberletti si devono l’introduzione del concetto di previsione e prevenzione distinto dalle attività di soccorso, l’organizzazione del Servizio Nazionale in tutte le sue componenti, la valorizzazione degli enti locali e del volontariato. Il 24 febbraio 1992, con l’approvazione della legge n. 225 e la costituzione del Servizio Nazionale, l’architettura tratteggiata da Zamberletti viene codificata.

Nasce dunque un sistema coordinato di competenze al quale concorrono le amministrazioni dello Stato, le Regioni, le Province, i Comuni e gli altri enti locali, gli enti pubblici, la comunità scientifica, il volontariato, gli ordini e i collegi professionali e ogni altra istituzione sul territorio nazionale.

​La Legge n. 225 inserisce il volontariato tra le componenti e le strutture operative del Servizio Nazionale e assicura ampia partecipazione di cittadini e organizzazioni di volontariato di protezione civile alle attività di previsione, prevenzione e soccorso. Il Dipartimento della Protezione Civile è confermato nel suo ruolo di coordinamento e indirizzo che esercita anche attraverso fondamentali “spazi di confronto e condivisione delle regole”: gli organi collegiali.

Estratto dal Magazine Protezione Civile, "Speciale 20 anni dall'Istituzione del Servizio Nazionale" (Anno 2 - n. 10)