Glossario


  • Struttura attraverso la quale il magma risale alla superficie.
     

  • Campioni di terreno, comunemente detti “carote”, prelevati in foro di sondaggio, opportunamente conservati in fustelle, e utilizzati per l’esecuzione di prove di laboratorio per la caratterizzazione fisica e meccanica dei terreni.

  • Il catrame fa parte della categoria nei materiali bituminosi, ed è un composto che deriva dalla distillazione secca del carbon fossile, in particolare del litantrace (il più importante carbone fossile). Si presenta come un liquido denso di colore nero o bruno.

  • Carta che riporta l’ubicazione e il tipo di indagini eseguite per caratterizzare il sottosuolo. Nell’ambito degli studi di micro zonazione sismica su tale carta sono riportati i sondaggi, le indagini geofisiche, le misure strumentali e ogni altra informazione utile alla caratterizzazione del territorio in prospettiva sismica.

  • Fertilizzante impiegato in agricoltura e nel giardinaggio, per conferire al terreno uno o più elementi nutritivi per le piante.

  • La classificazione sismica è la suddivisione del territorio in zone a diversa pericolosità sismica. Attualmente il territorio italiano è suddiviso in quattro zone, nelle quali devono essere applicate delle speciali norme tecniche con livelli di protezione crescenti per le costruzioni (norme antisismiche), massima in Zona 1, la zona più pericolosa, dove in passato si sono avuti danni gravissimi a causa di forti terremoti. Tutti i comuni italiani ricadono in una delle quattro zone sismiche.

  • Sequenza di dispositivi, funzionali e/o strutturali, che consentono la gestione delle vittime di una catastrofe ad effetto più o meno limitato. Consiste nell'identificazione, delimitazione e coordinamento di vari settori di intervento per il salvataggio delle vittime, l'allestimento di una Noria di salvataggio tra il luogo dell'evento e il Pma e l'allestimento di una Noria di evacuazione tra il Pma e gli ospedali.

  • La Colonna mobile regionale nasce da un progetto della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e prevede che tutte le Regioni e le Province autonome abbiano strutture funzionali modulari intercambiabili in grado di garantire standard operativi strumentali e di prestazione omogenei per tutti gli interventi e piena autosufficienza per l’intera durata dell’emergenza.

    La Colonna mobile è costituita dall’insieme di uomini, attrezzature e procedure e nell’estensione più ampia di intervento si articola in:
     

    • moduli assistenza alla popolazione,
    • moduli produzione e distribuzione pasti,
    • moduli telecomunicazioni in emergenze,
    • modulo segreteria e comando,
    • modulo logistica per gli addetti ed i soccorsi,
    • modulo sanitario Pma - Posto medico avanzato
       
  • Organi consultivi delle organizzazioni di volontariato di protezione civile di livello regionale. Sono istituite con provvedimento regionale e possono essere previste da leggi regionali. Le stesse funzioni consultive sono svolte, su base provinciale, dalle Consulte provinciali del volontariato.

  • Presenza di una sostanza radioattiva in alimenti, materiali, superfici, ambienti di vita o di lavoro o in un organismo umano.

  • Nube più densa dell’aria costituita da frammenti di rocce e gas, caratterizzata da elevata temperatura e velocità. É generata dal collasso di una colonna eruttiva sostenuta o di un duomo, o da una esplosione laterale. Tendono a scorrere al suolo muovendosi per effetto della gravità, a incanalarsi in valli e colmare le depressioni, benché alcune abbiano energia sufficiente per superare barriere morfologiche anche elevate. La loro distribuzione areale è quindi condizionata dalla morfologia.

  • Centro di protezione civile attivato sul territorio colpito dall’emergenza per garantire la gestione coordinata degli interventi. Il centro deve essere collocato in area sicura rispetto alle diverse tipologie di rischio, in una struttura idonea dal punto di vista strutturale, funzionale e logistico. È strutturato in funzioni di supporto, secondo il Metodo Augustus, dove sono rappresentate tutte le amministrazioni, gli enti e i soggetti che concorrono alla gestione dell’emergenza. La catena classica di coordinamento, in un modello puramente teorico, prevede, dal livello locale a quallo nazionale l’attivazione dei seguenti Centri gerarchicamente sovraordinati: Coc - Centro operativo comunale, Com - Centro operativo misto, Ccs, - Centro coordinamento soccorsi, Dicomac - Direzione comando e controllo.

  • Struttura istituita nel 1992, con sede presso l’Ispettorato generale del Corpo forestale dello Stato, per fornire il necessario supporto e coordinamento all'insieme delle attività operative svolte sul territorio nazionale dal Corpo forestale dello Stato. L’intera attività della Centrale Operativa si incentra sul numero 1515 di emergenza ambientale. Le chiamate pervenute, anche quelle alle Centrali operative regionali attengono principalmente all’avvistamento incendi boschivi, a segnalazione danni ambientali, protezione civile, pubblico soccorso e maltrattamento di animali.

  • Struttura che si occupa di affrontare le situazioni di crisi legate alla viabilità e di adottare, anche preventivamente, le strategie di intervento più opportune. È istituito presso il Ministero dell’Interno e ne fanno parte rappresentanti del Ministero dell’Interno - Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile e Dipartimento per gli affari interni e territoriali –, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, del Dipartimento della protezione civile, dell’Arma dei Carabinieri, dell’Anas, dell’Aiscat, Associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori, e delle Ferrovie dello Stato.

  • Organo a carattere collegiale con funzioni consultive. È composta da un rappresentante per ciascuna organizzazione di volontariato di protezione civile di rilievo nazionale e iscritta nell’elenco nazionale del Dipartimento della Protezione Civile.
    La Consulta è stata istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 gennaio 2008 presso il Dipartimento della Protezione Civile.

  • È l’insieme omogeneo di squadre di soccorritori, mezzi, attrezzature e moduli specialistici, anche appartenenti a strutture diverse ma unitariamente coordinati, che intervengono in situazione di emergenza. La colonna mobile è progettata e realizzata in modo da garantire standard operativi strumentali e prestazionali omogenei per tutti gli interventi e per assicurare la necessaria continuità di azione per tutta la durata dell’evento calamitoso.

  • Serbatoio in cui si accumula il magma, posto a qualche chilometro di profondità sotto il vulcano.

  • La carta di microzonazione sismica di livello 3 associa una quantificazione numerica dell’amplificazione del moto sismico alle zone, o a parti di esse, individuate nella Carta delle microzone omogenee in prospettiva sismica (livello 1). Le quantificazioni numeriche consentono di realizzare le seguenti carte:

    - carta delle zone stabili e delle zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, caratterizzate da fattori di amplificazione;
    - carta delle zone di deformazione permanente, caratterizzate da parametri quantitativi.
    La sovrapposizione di queste due carte costituisce la carta di microzonazione sismica di livello 3.
     

  • Carta che individua le zone dove, sulla base delle caratteristiche litostratigrafiche e geomorfologiche, è possibile prevedere un comportamento omogeneo in caso di terremoto. Nella carta, le microzone sono distinte in:

    a) zone stabili, in cui non si ipotizzano effetti locali significativi il moto sismico non viene modificato
    b) zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, in cui sono attese amplificazioni del moto sismico
    c) zone suscettibili di instabilità, in cui gli effetti sismici attesi e predominanti sono riconducibili a deformazioni permanenti del territorio. I principali tipi di instabilità sono:

    - instabilità di versante
    - liquefazioni
    - faglie attive e capaci
    - cedimenti differenziali
     

  • Flusso di magma eruttato durante una fase di attività vulcanica effusiva.

  • Dal 2000 ciascun comune è tenuto a censire, tramite apposito catasto, i soprassuoli già percorsi dal fuoco nel quinquennio precedente, avvalendosi anche dei rilievi effettuati dal Corpo forestale dello Stato, e aggiornarlo annualmente a fronte di nuovi incendi.

    L’elenco delle particelle catastali interessate dall’incendio e, pertanto, soggette alle limitazioni previsti dalla legge, deve essere esposto per trenta giorni all’albo pretorio comunale, per eventuali osservazioni.
    Decorso tale termine, i comuni valutano le osservazioni presentate e approvano, entro i successivi sessanta giorni, gli elenchi definitivi e le relative perimetrazioni. E’ ammessa la revisione degli elenchi con la cancellazione delle prescrizioni relative ai divieti di cui al comma 1 dell’art. 10 della Legge 353/2000, solo dopo che siano trascorsi i periodi rispettivamente indicati, per ciascun divieto, dal medesimo comma 1.

  • Carta che riporta i limiti delle unità litologiche riconosciute nell’area di studio, distinte sulla base delle caratteristiche fisiche delle rocce e non della loro età, o associazione di fossili. La carta riporta anche gli elementi tettonici non attivi – faglie, pieghe, sovrascorrimenti – e geomorfologici.

  • Rete di centri di supporto alle decisioni delle autorità competenti per le allerte e per la gestione dell’emergenza.
    Ai fini delle funzioni e dei compiti valutativi, decisionali, e delle conseguenti assunzioni di responsabilità, la rete dei Centri Funzionali è costituita dai Centri Funzionali Regionali, o Decentrati e da un Centro Funzionale Statale o Centrale, presso il Dipartimento della protezione civile.

    La rete dei Centri Funzionali opera secondo criteri, metodi, standard e procedure comuni ed è componente del Servizio nazionale della protezione civile. Il servizio svolto dalla rete, nell’ambito della gestione del sistema di allertamento nazionale per il rischio idrogeologico ed idraulico, si articola in due fasi: la fase di previsione circa la natura e l’intensità degli eventi meteorologici attesi, degli effetti che il manifestarsi di tali eventi potrebbe determinare sul territorio, nella valutazione del livello di criticità atteso nelle zone d’allerta e la fase di monitoraggio e sorveglianza del territorio.

  • Rete di centri di supporto alle decisioni delle autorità competenti per le allerte e per la gestione dell’emergenza.
    Ai fini delle funzioni e dei compiti valutativi, decisionali, e delle conseguenti assunzioni di responsabilità, la rete dei Centri Funzionali è costituita dai Centri Funzionali Regionali, o Decentrati e da un Centro Funzionale Statale o Centrale, presso il Dipartimento della protezione civile.

    La rete dei Centri Funzionali opera secondo criteri, metodi, standard e procedure comuni ed è componente del Servizio nazionale della protezione civile. Il servizio svolto dalla rete, nell’ambito della gestione del sistema di allertamento nazionale per il rischio idrogeologico ed idraulico, si articola in due fasi: la fase di previsione circa la natura e l’intensità degli eventi meteorologici attesi, degli effetti che il manifestarsi di tali eventi potrebbe determinare sul territorio, nella valutazione del livello di criticità atteso nelle zone d’allerta e la fase di monitoraggio e sorveglianza del territorio.

  • Rete di centri di supporto alle decisioni delle autorità competenti per le allerte e per la gestione dell’emergenza.
    Ai fini delle funzioni e dei compiti valutativi, decisionali, e delle conseguenti assunzioni di responsabilità, la rete dei Centri Funzionali è costituita dai Centri Funzionali Regionali, o Decentrati e da un Centro Funzionale Statale o Centrale, presso il Dipartimento della protezione civile.

    La rete dei Centri Funzionali opera secondo criteri, metodi, standard e procedure comuni ed è componente del Servizio nazionale della protezione civile. Il servizio svolto dalla rete, nell’ambito della gestione del sistema di allertamento nazionale per il rischio idrogeologico ed idraulico, si articola in due fasi: la fase di previsione circa la natura e l’intensità degli eventi meteorologici attesi, degli effetti che il manifestarsi di tali eventi potrebbe determinare sul territorio, nella valutazione del livello di criticità atteso nelle zone d’allerta e la fase di monitoraggio e sorveglianza del territorio.

  • Rete di centri di supporto alle decisioni delle autorità competenti per le allerte e per la gestione dell’emergenza.
    Ai fini delle funzioni e dei compiti valutativi, decisionali, e delle conseguenti assunzioni di responsabilità, la rete dei Centri Funzionali è costituita dai Centri Funzionali Regionali, o Decentrati e da un Centro Funzionale Statale o Centrale, presso il Dipartimento della protezione civile.

    La rete dei Centri Funzionali opera secondo criteri, metodi, standard e procedure comuni ed è componente del Servizio nazionale della protezione civile. Il servizio svolto dalla rete, nell’ambito della gestione del sistema di allertamento nazionale per il rischio idrogeologico ed idraulico, si articola in due fasi: la fase di previsione circa la natura e l’intensità degli eventi meteorologici attesi, degli effetti che il manifestarsi di tali eventi potrebbe determinare sul territorio, nella valutazione del livello di criticità atteso nelle zone d’allerta e la fase di monitoraggio e sorveglianza del territorio.

  • Miscela di piroclasti, gas e vapore, emessa durante un’eruzione esplosiva. Si innalza a grande velocità nell’atmosfera e può raggiungere altezze variabili in funzione dell’energia dell’eruzione e della forma e dimensione del condotto.

  • Identica alla Catena dei soccorsi, è più complessa per le dimensioni dell'evento o per alcune caratteristiche ambientali particolari. Abitualmente si differenzia per l'interposizione di uno o più Centri medici di evacuazione - Cme, lungo la Noria di evacuazione. Sinonimi o equivalenti funzionali dei Cme sono gli ospedali da campo, le navi ospedale, le Unità mobili medico chirurgiche.

  • Deformazioni permanenti di diversa entità dei terreni di fondazione sottoposti allo scuotimento sismico. Si manifestano nelle zone di contatto tra litologie con diverso comportamento meccanico, e possono determinare danni agli edifici costruiti su tali terreni.

  • Organismi che hanno la funzione di sostenere e qualificare l’attività delle organizzazioni di volontariato. Sono previsti dall’art. 15 della legge sul volontariato n. 266 del 1991 e sono istituiti attraverso gli enti locali. Sono finanziati con fondi speciali istituiti presso le regioni con risorse delle organizzazioni di volontariato. La gestione è affidata alle organizzazioni di volontariato, mentre la richiesta istitutiva può essere presentata da vari soggetti: enti locali, almeno cinque organizzazioni di volontariato, fondazioni di matrice bancaria e casse di risparmio.

  • Prova sismica eseguita realizzando due o più fori (di solito a pochi metri di distanza) in cui si installa una sorgente di impulsi verticali e uno o più ricevitori (geofoni). Note le distanze che le onde percorrono e misurati i tempi di primo arrivo e/o le ampiezze delle onde elastiche, si possono calcolare le velocità delle onde sismiche (Vs, Vp) e possono essere determinati i parametri elastici della roccia/terreno. A seconda del metodo applicato, si ottiene o un valore medio integrale per la zona studiata, o una tomografia sismica del terreno.

  • Organismi che raggruppano più organizzazioni di volontariato che si riuniscono e si riconoscono in uno statuto comune. Possono creare una nuova organizzazione autonomamente iscritta nei registri regionali e/o nazionali, o possono rappresentare coordinamenti di fatto. Si propongono di rafforzare i rapporti fra le varie componenti del volontariato, mantengono i collegamenti e collaborano con le istituzioni.

  • Detto anche terricciato o composta, è il risultato della decomposizione e dell'umificazione di un misto di materie organiche (come ad esempio residui di potatura, scarti di cucina, letame, liquame o i rifiuti del giardinaggio come foglie ed erba sfalciata) da parte di macro e microrganismi in condizioni particolari. È un prodotto ottenuto dal compostaggio della frazione organica dei rifiuti urbani, nel rispetto di apposite norme tecniche finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la tutela ambientale e sanitaria e, in particolare, a definirne i gradi di qualità.

  • Ai sensi dell’art. 6 della L. 225/92, sono Componenti del Servizio Nazionale della Protezione Civile le amministrazioni dello Stato, le regioni, le province, i comuni e le comunità montane che, secondo i rispettivi ordinamenti e le rispettive competenze, provvedono all’attuazione delle attività di protezione civile. Concorrono alle attività di protezione civile anche enti pubblici, istituti e gruppi di ricerca scientifica, ogni altra istituzione e organizzazione anche privata, e i cittadini, i gruppi associati di volontariato civile, gli ordini e i collegi professionali.

  • Struttura operativa che coordina i servizi di emergenza a livello provinciale.
    Il Com deve essere collocato in strutture antisismiche realizzate secondo le normative vigenti, non vulnerabili a qualsiasi tipo di rischio. Le strutture adibite a sede Com devono avere una superficie complessiva minima di 500 mq con una suddivisione interna che preveda almeno: una sala per le riunioni, una sala per le funzioni di supporto, una sala per il volontariato, una sala per le telecomunicazioni.
     

  • Comando del Capo di Stato Maggiore della Difesa che concorre alla Pianificazione generale della Difesa, effettua la pianificazione operativa e dirige le operazioni ed esercitazioni interforze. Sviluppa le metodologie per la simulazione degli scenari strategici e operativi, analizza le attività e contribuisce all’elaborazione della dottrina Nato e di altre organizzazioni internazionali

  • Centro operativo che coordina gli interventi di emergenza in un ambito territoriale che generalmente comprende più comuni limitrofi o si riferisce al territorio di competenza della comunità montana. In molte realtà territoriali il Coi non si attiva solo in situazione di emergenza ma è operativo anche in ordinario e funge da punto di riferimento e di raccordo sul territorio per le attività di protezione civile.

  • Centro operativo del Dipartimento della Protezione Civile – Ufficio Gestione delle emergenze che opera ordinariamente e in emergenza all’interno di Sistema. Assicura il concorso alla gestione operativa delle crisi conseguenti ad eventi di inquinamento in mare e il supporto tecnico alle attività di bonifica e recupero di relitti in mare o piaggiati, in caso di dichiarazione di stato di emergenza. Inoltre provvede al monitoraggio delle attività di soccorso in caso di incidenti in mare e l’attivazione di unità navali impiegate per fini di protezione civile.

  • Centro operativo del Dipartimento della Protezione Civile – Ufficio Gestione delle emergenze che opera ordinariamente e in emergenza all’interno di Sistema. Assicura il concorso alla gestione operativa delle crisi conseguenti ad eventi di inquinamento in mare e il supporto tecnico alle attività di bonifica e recupero di relitti in mare o piaggiati, in caso di dichiarazione di stato di emergenza. Inoltre provvede al monitoraggio delle attività di soccorso in caso di incidenti in mare e l’attivazione di unità navali impiegate per fini di protezione civile.

  • Centro operativo attivato dal Sindaco per la direzione e il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione.

  • Struttura con cui il Dipartimento della Protezione Civile coordina l'attività di spegnimento degli incendi boschivi con la flotta aerea dello Stato sul territorio nazionale. Nel Coau confluiscono le richieste di intervento inoltrate dalle sale operative regionali. Il Coau è un servizio operativo dell'Ufficio IV - Gestione delle emergenze

  • Centro operativo che viene attivato in alcune situazioni particolari. È competente per specifici settori di intervento in un’area territoriale ristretta.

  • Organo centrale del Servizio nazionale della protezione civile che assicura la direzione unitaria e il coordinamento delle attività di emergenza, stabilendo gli interventi di tutte le amministrazioni ed enti interessati al soccorso.

  • Dispositivo strutturale di trattamento sanitario delle vittime che viene attivato in caso di catastrofi in un territorio particolarmente esteso. È localizzato lungo il percorso della Noria di evacuazione per permettere di stabilizzare il trattamento dei feriti ed ottimizzare, su più ampia scala, l'utilizzazione delle risorse di trasporto sanitario e quelle di cura definitiva. Ad uno stesso Cme possono afferire più Pma. È sinonimo di ospedale da campo.

  • Struttura tecnica istituita presso l'Ispra con dlgs. n. 230/1995,  attivata in caso di eventi di natura radiologica tali da comportare un’emergenza di carattere nazionale. Per la valutazione della situazione incidentale, dei livelli di radioattività ambientale e possibili conseguenze, opera a supporto del Dipartimento della protezione civile, anche ai fini del funzionamento del Comitato Operativo di protezione civile.

  • Common Emergency Communication and Information Centre.

    Sistema che ha il compito di facilitare le comunicazioni tra il Mic, Centro di Monitoraggio e Informazione, e le autorità nazionali. È una piattaforma in cui vengono raccolte le richieste dei Paesi colpiti da calamità e le relative offerte di assistenza dei Paesi membri che decidono di intervenire per fornire assistenza internazionale tramite il Meccanismo europeo di protezione civile.

  • Combustibile classificabile come Rdf di qualità normale, sulla base delle norme tecniche UNI 9903-1 e successive modifiche e integrazioni. È recuperato dai rifiuti urbani speciali non pericolosi, mediante trattamenti finalizzati a garantire un potere calorifico adeguato al suo utilizzo, nonché a ridurre e controllare: il rischio ambientale e sanitario; la presenza di materiale metallico, vetri, inerti, materiale putrescibile e il contenuto di umidità; la presenza di sostanze pericolose, in particolare ai fini della combustione.

  • Massimo organo di coordinamento delle attività di protezione civile in emergenza a livello provinciale, composto dai responsabili di tutte le strutture operative che operano sul territorio. I Ccs individuano le strategie e gli interventi per superare l'emergenza anche attraverso il coordinamento dei Com - Centri operativi misti. Sono organizzati in funzioni di supporto.

  • Polo logistico dove vengono stoccati e mantenuti in efficienza risorse da distribuire in caso di emergenza per il soccorso e l’assistenza alla popolazione (tende, impiantistica, effetti letterecci, generatori, etc.) e per l’operatività dei soccorritori (veicoli, idrovore, potabilizzatori,etc.).

  • Ampia depressione di origine vulcanica, di forma sub circolare, di diametro generalmente superiore al chilometro. È caratterizzata da pareti sub verticali e risulta dal collasso di una parte più o meno cospicua del tetto di una camera magmatica superficiale che si è svuotata in seguito ad una grossa eruzione.

  • È il contributo finanziario che può essere erogato in emergenza, con apposita ordinanza, ai cittadini che, costretti a lasciare le proprie abitazioni, provvedono autonomamente alla propria sistemazione alloggiativa.

  • Sono le contabilità aperte, previa autorizzazione della Direzione generale del Tesoro, nelle Sezioni provinciali di Tesoreria nelle quali sono versati i fondi assegnati da Amministrazioni, Enti e organismi pubblici per assicurare una gestione separata di queste risorse.

  • Flusso di magma eruttato durante una fase di attività vulcanica effusiva.