Glossario


  • Strumento di gestione e rappresentazione dei dati geografici (Gis) reso disponibile anche on line attraverso un sito web.

  • Valore del parametro monitorato per cui scatta un livello di allerta.

  • Istituito dalla legge n. 225 del 1992, ha il fine di tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi. Le sue specifiche attività sono quelle volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio, al soccorso delle popolazioni sinistrate ed ogni altra attività necessaria ed indifferibile diretta a superare l'emergenza.

  • Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2008: Indirizzi operativi per la gestione delle emergenze.
    Presso il Dipartimento della protezione civile è attivo un centro di coordinamento denominato Sistema che garantisce la raccolta, la verifica e la diffusione delle informazioni di protezione civile con l'obiettivo di allertare immediatamente, e quindi attivare tempestivamente, le diverse componenti e strutture preposte alla gestione dell'emergenza. Sistema opera 24 ore su 24, tutti i giorni dell'anno, con la presenza di personale del Dipartimento e delle strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile di seguito elencate:
    - Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, componente fondamentale del Servizio Nazionale della Protezione Civile (art. 11 della legge 24 febbraio 1992, n. 225);
    - Forze Armate (attraverso il Comando operativo di vertice interforze);
    - Polizia di Stato;
    - Arma dei Carabinieri;
    - Guardia di Finanza;
    - Corpo Forestale dello Stato;
    - Capitanerie di Porto - Guardia Costiera.
    - Croce Rossa Italiana
     

  • E’ un principio giuridico-amministrativo che stabilisce come l’attività amministrativa volta a soddisfare i bisogni delle persone debba essere assicurata dai soggetti più vicini ai cittadini. Per “soggetti” s’intendono gli Enti pubblici territoriali (in tal caso si parla di sussidiarietà verticale) o i cittadini stessi, sia come singoli sia in forma associata o volontaristica (sussidiarietà orizzontale). Queste funzioni possono essere esercitate dai livelli amministrativi territoriali superiori solo se questi possono rendere il servizio in maniera più efficace ed efficiente. L’azione del soggetto di livello superiore dovrà comunque essere temporanea, svolta come sussidio (da cui sussidiarietà) e quindi finalizzata a restituire l'autonomia d'azione all'entità di livello inferiore nel più breve tempo possibile.
    Il principio di sussidiarietà è recepito nell'ordinamento italiano con l'art. 118 della Costituzione, come novellato dalla L.Cost. n. 3/2001.
     

  • Per strato-vulcano s’intende un vulcano che si accresce gradualmente in seguito a ripetute eruzioni, con l’alternanza di fasi di attività effusiva ed esplosiva (colate di lava e depositi piroclastici), che portano alla formazione di strati di prodotti sovrapposti. Questo tipo di vulcano assume generalmente una forma conica con fianchi acclivi.

  • Ramo della geologia che ha come obiettivo la ricostruzione dell’ordine in cui si sono formate nel tempo le rocce della crosta terrestre, per risalire all’evoluzione di singoli settori di superficie, fino ad arrivare alla storia geologica dell’intero Pianeta.

    La ricostruzione della successione stratigrafica avviene rispettando alcuni principi fondamentali:

    - il principio di sovrapposizione che fornisce l’ordine cronologico degli eventi che hanno portato alla formazione della serie;
    - il riconoscimento delle facies che definiscono i diversi ambienti di formazione delle rocce;
    - il riconoscimento di lacune e discordanze che mettono in luce fenomeni tettonici e sedimentari che hanno interessato la serie.
     

  • Al verificarsi di eventi di tipo “c” (art. 2, L.225/92), eventi cioè che per intensità ed estensione devono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio, delibera lo stato di emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale.

  • Assetto che il Dipartimento della Protezione Civile assume per fronteggiare un evento. Le procedure del Dipartimento in caso di emergenza si articolano in 4 Stati di configurazione – S0 (Ordinaria), S1 (Vigilanza), S2 (Presidio operativo), S3 (Unità di crisi) – corrispondenti al crescente grado di attivazione del Dipartimento, con il coinvolgimento progressivo di Uffici e Servizi.

  • Situazione che segue eventi naturali calamitosi di carattere eccezionale, che provochano ingenti danni alle attività produttive dell’industria, del commercio, dell’artigianato e dell’agricoltura. Non è di particolare gravità da richiedere la dichiarazione dello stato di emergenza ed è disciplinato da una normativa ordinaria che regola l’intervento finanziario a ristoro parziale del danno.

  • Struttura del Dipartimento della Protezione Civile che ospita SISTEMA, centro di coordinamento nazionale che ha il compito di monitorare e sorvegliare il territorio nazionale, al fine di individuare le situazioni emergenziali previste in atto e seguirne l’evoluzione, nonché di allertare ed attivare le diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile che concorrono alla gestione dell’emergenza.

  • E’ una sala istituita dalle regioni al fine di assicurare il coordinamento delle proprie strutture antincendio con quelle statali. Coordina gli interventi, oltre che delle proprie strutture e dei propri mezzi aerei di supporto all’attività delle squadre a terra, anche delle risorse del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e del Corpo forestale dello Stato in base ad accordi di programma; di personale appartenente ad organizzazioni di volontariato, riconosciute secondo la vigente normativa; di risorse delle Forze armate e delle Forze di polizia dello Stato, in caso di riconosciuta e urgente necessità; di mezzi aerei di altre regioni in base ad accordi di programma.

  • Liquido che serve a diluire una sostanza liquida o solida, a far interagire tra di loro due sostanze che da sole non reagirebbero, a estrarre una o più sostanze da miscele composite, a rimuovere sostanze (sgrassatura). Solitamente un solvente è una sostanza tossica.

  • Modello di simulazione degli effetti del terremoto che, insieme al Rapporto emergenza sismica, fornisce entro 10 minuti dall’evento una stima dei danni (scenario sismico). Il rapporto contiene dati, mappe e informazioni relative a tutti i comuni compresi in un raggio di 100 km intorno all’epicentro, e riguardano: la descrizione del territorio, la pericolosità, la vulnerabilità, l’esposizione, la valutazione preliminare dei danni e delle perdite.

  • Strumento che consente di registrare le oscillazioni del terreno provocate dal passaggio delle onde sismiche. In termini schematici, un sismografo è costituito da una massa, con un pennino all’estremità, sospesa attraverso una molla ad un supporto fissato al terreno, sul quale è posto un rullo di carta che ruota continuamente. Quando il terreno oscilla, si muovono anche il supporto e il rullo di carta, mentre la massa sospesa, per il principio di funzionamento del pendolo, resta ferma e il pennino registra il terremoto tracciando le oscillazioni su carta (sismogramma). Nei sismografi moderni il pennino ed il rullo di carta sono stati sostituiti da un sistema digitale di acquisizione dei segnali elettrici trasmessi da un sensore elettromagnetico posto all’interno del sismometro solidale al terreno.

  • Rappresentazione grafica delle oscillazioni del terreno provocate dal passaggio delle onde sismiche. Oggi le oscillazioni rilevate dai sensori, chiamati sismometri, vengono registrate da strumenti digitali e i dati possono essere elaborati dai computer, riducendo i tempi necessari per calcolare la magnitudo e l’epicentro dei terremoti.

  • La distribuzione di terremoti nello spazio e nel tempo. In generale indica il numero di terremoti nell’unità di tempo o la relativa attività sismica.

  • Sequenza sismica caratterizzata da una serie di terremoti localizzati nella stessa area, in un certo intervallo temporale, di magnitudo paragonabile e non elevata. In uno sciame sismico generalmente non si distingue una scossa principale.

  • Vedi Terremoto

  • Processo per cui le particelle sospese in un fluido si accumulano e si depositano grazie a un campo di forze (campo di gravità).

  • Depressione che si è formata circa 5.000 anni fa per il collasso di un fianco dell’edificio vulcanico, in cui si riversano in gran parte i prodotti delle eruzioni. La Sciara del fuoco prosegue al di sotto del livello del mare, oltre i 600 metri di profondità.

  • Dispositivo avanzato di monitoraggio radar, installato lungo le pendici della Sciara del Fuoco in seguito all’emergenza Stromboli del 2002. Il sistema è in grado di registrare le deformazioni del terreno con elevatissima precisione. Tramite il movimento delle antenne su un binario lungo 3 metri, il sistema è in grado di produrre un’immagine radar della Sciara del Fuoco e del cratere del vulcano, ogni 12 minuti, giorno e notte, in qualunque condizione atmosferica e di visibilità. Confrontando immagini acquisite in tempi diversi, è possibile ricostruire la mappa degli spostamenti che si sono verificati in tutto lo scenario osservato.

  • Complesso di attività svolte da squadre di personale addestrato e equipaggiato per la ricerca e il soccorso a persone disperse e in particolare, a seguito di un sisma, intrappolate nelle macerie.

  • Evoluzione nello spazio e nel tempo dell'evento e dei suoi effetti, della distribuzione degli esposti stimati e della loro vulnerabilità anche a seguito di azioni di contrasto.

  • Scala ideata dal Charles Richter nel 1935, misura la forza di un terremoto indipendentemente dai danni che provoca alle cose e alle persone, attraverso lo studio delle registrazioni dei sismografi.

  • Diagramma che fornisce, al variare del periodo T – inverso della frequenza – , il valore massimo della risposta (ampiezza del moto) di un sistema – terreno, struttura – soggetto all’azione del sisma. L’effetto combinato dell’ampiezza dell’accelerazione, del contenuto di frequenze della oscillazione sismica e della durata può essere descritto attraverso lo spettro elastico di risposta o spettro di risposta.

  • Unità con operatori sanitari che si occupano delle vittime sul luogo dell'evento e del loro trasporto fino al Pma.

  • Tutte le attività con l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita.

  • L’art. 11 della legge n. 225 individua come strutture operative del Servizio nazionale: il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco quale componente fondamentale della Protezione civile, le Forze Armate, le Forze di Polizia, il Corpo Forestale dello Stato, la comunità scientifica, la Croce Rossa Italiana, le strutture del Servizio Sanitario Nazionale, le Organizzazioni di volontariato, il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico - Cnsas-Cai.

  • Sistema cui compete la decisione e la responsabilità di allertare il servizio di protezione civile gestito dal Dipartimento e dalle Regioni attraverso la rete dei Centri Funzionali e il cui governo è nella responsabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e delle Presidenze delle Giunte regionali.

    Consiste in un sistema di procedure, strumenti, metodi e responsabilità definite e condivise, nonché in un linguaggio standardizzato e codificato, per le attività di previsione del rischio e di allertamento delle strutture preposte all’attivazione delle misure di prevenzione e delle fasi di gestione dell’emergenza. La struttura del sistema ha la sua base giuridica nella direttiva P.C.M. del 27 febbraio 2004.

  • Scala per la valutazione degli effetti dei terremoti su ambiente, persone, cose e costruzioni in una data zona. La scala d’intensità più comunemente usata in Italia è la scala Mercalli Cancani Sieberg (MCS). Recentemente è stata definita anche una scala macrosismica europea (EMS).

  • Rappresentazioni del sottosuolo in sezione che mettono in evidenza le variazioni delle caratteristiche meccaniche delle rocce in profondità.

  • Unità con personale sanitario e mezzi che operano nel Pma e seguono il paziente fino al suo ricovero in ospedale.

  • Le sezioni ricostruiscono la successione in profondità e la geometria – spessori, giacitura – delle unità litologiche riconosciute nell’area di studio, compreso l’andamento delle strutture tettoniche attive e non attive – faglie, pieghe, sovrascorrimenti.

  • Roccia generalmente compatta, non alterata, che costituisce la base di rocce meno compatte o alterate o di sedimenti sciolti (terreni di copertura). Nel caso di problemi legati alla risposta sismica locale, si tratta di una roccia competente (solitamente del meso-cenozoico, più raramente del Quaternario) che si sviluppa in profondità per molti metri. Caratterizzazioni geotecniche e geofisiche possono verificare se un substrato geologico sia anche un bedrock sismico.

  • Evoluzione nello spazio e nel tempo del solo evento prefigurato, atteso e/o in atto, pur nella sua completezza e complessità.

  • Lo spettro di risposta elastico Se(T) è un diagramma che fornisce, per diversi periodi T di oscillazione, il valore massimo della pseudo-accelerazione dell’oscillatore elementare (terreno o struttura) soggetto all’azione del sisma, per un fissato valore del rapporto di smorzamento, che è una caratteristica fisica della struttura o del terreno. In sostanza lo spettro ci dice su quali frequenze di vibrazione la sollecitazione sulle strutture risulta massima e sono possibili fenomeni di risonanza, che potrebbero determinarne il collasso.

  • Sostanze e preparati che, in base alle loro caratteristiche chimiche, chimico-fisiche e tossicologiche, sono classificati nelle categorie di pericolo dei decreti legislativi n. 52 del 1997 e n. 285 del 1998, o che rientrano, comunque, nei criteri di classificazioni qui previsti.

  • Area in cui i valori delle Concentrazioni soglia di rischio - Csr risultano superati. Le Csr vengono determinate con la procedura di analisi di rischio descritta nell’Allegato 1 alla quarta parte del decreto legislativo n. 152 del 2006 “Testo Unico Ambientale”, sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione.

  • Organizzazione delle attività di emergenza in un sistema unitario e coordinato di gestione degli interventi, volto ad assicurare il raccordo tra i centri operativi attivati sul territorio e con la finalità prima di assicurare soccorsi tempestivi e assistenza adeguata alla popolazione.

  • Modalità di allertamento, conosciuta dalla popolazione e attivata dall’Autorità di protezione civile in caso di superamento delle soglie d’allarme